Progetti

Casa della Mobilità

Un’architettura per connettere mobilità, spazio pubblico ed energia

A Bolzano, nel punto in cui il centro storico incontra la stazione ferroviaria, La Casa della Mobilità interpreta un nuovo modo di intendere un edificio direzionale: non come elemento isolato, ma come parte attiva di un sistema urbano fatto di persone, infrastrutture, energia e spazio pubblico. Progettato da Park e vincitore di una procedura concorsuale a cui hanno partecipato novanta candidature, il progetto riunisce sotto un unico tetto il Dipartimento Infrastrutture e Mobilità, la Ripartizione Mobilità e STA – Strutture di Trasporto Alto Adige S.p.A. La nuova architettura prende il posto di un edificio esistente che non rispondeva più agli attuali requisiti funzionali e strutturali. La sua sostituzione diventa così l'occasione per ripensare non solo il luogo di lavoro, ma l'intero rapporto tra edificio, spazio pubblico e sistema della mobilità. In un'area caratterizzata dalla presenza della stazione, di una rotatoria e di edifici e infrastrutture eterogenei, il progetto costruisce un nuovo margine urbano e ricuce un comparto in trasformazione. Il volume compatto, circa 6.000 mq fuori terra e 2.000 mq interrati, si adatta al contesto attraverso una geometria che si modella sui diversi lati del lotto e si rastrema progressivamente verso l'alto. La forma riduce l'impatto dell'edificio sugli edifici residenziali circostanti, mentre l'arretramento lungo via Raiffeisen genera una nuova piazza pubblica. Lo spazio pedonale si estende così fino all'ingresso, trasformando il passaggio davanti all'edificio in un luogo di relazione. Aprire l'edificio alla città significa anche rendere visibile ciò che accade al suo interno. Al piano terra, gli spazi comuni stabiliscono un rapporto diretto con lo spazio pubblico e si raccolgono attorno a una hall a doppia altezza, pensata come spazio di rappresentanza delle due istituzioni. Ai livelli superiori, gli spazi di lavoro sono organizzati per favorire l'incontro tra persone e competenze diverse, con aree dedicate alla pausa e alla socialità che costruiscono una dimensione collettiva all'interno del luogo di lavoro. La struttura stessa contribuisce a definire questa esperienza. Il progetto utilizza una struttura portante in legno, prevista fin dalle richieste del concorso, che rimane visibile negli ambienti interni grazie all'assenza di controsoffitti. Il legno diventa così parte integrante dell'architettura: non viene nascosto, ma esprime la logica costruttiva dell'edificio e ne definisce la qualità materica. Il sistema impiantistico, leggero e facilmente accessibile, si integra con la struttura a vista, sostenendo la flessibilità degli spazi e la possibilità di adattarli nel tempo. L'organizzazione interna segue moduli ricorrenti che diventano il principio generatore anche della facciata. Il ritmo regolare degli elementi verticali in alluminio deriva direttamente dalla configurazione degli uffici e reinterpreta il disegno delle tradizionali scandole dell'architettura alpina e di alcuni edifici storici di Bolzano. Un riferimento al contesto locale che non viene riprodotto, ma trasformato attraverso un linguaggio contemporaneo. Le scandole integrano elementi fotovoltaici e trasformano l'involucro in una superficie attiva, capace di produrre energia. La facciata diventa così parte della strategia ambientale dell'edificio, mettendo in relazione identità architettonica e prestazioni.

La sostenibilità del progetto è concepita come un sistema integrato. La forma compatta contribuisce a ottimizzare le prestazioni dell'involucro, mentre la combinazione tra struttura in legno, sistemi impiantistici efficienti e produzione energetica integrata permette di contenere i consumi operativi. In un territorio caratterizzato da forti escursioni climatiche stagionali, l'edificio è progettato per mantenere elevate prestazioni durante tutto l'anno. L'energia prodotta in eccedenza potrà inoltre essere condivisa con le infrastrutture per il trasporto pubblico adiacenti. L'edificio non è quindi pensato come un sistema autonomo, ma come parte di una rete più ampia, in cui le risorse possono essere prodotte, utilizzate e condivise. Lo stesso principio guida il progetto del paesaggio. Le superfici esterne privilegiano soluzioni drenanti, mentre gran parte delle alberature esistenti viene preservata e integrata con nuove piantumazioni. La piazza d'ingresso, l'area esterna affacciata sulla rotonda e lo spazio più raccolto sul retro costruiscono una sequenza di ambienti differenti, contribuendo alla qualità ambientale e alla resilienza dell'area. La Casa della Mobilità interpreta così l'edificio direzionale come un'infrastruttura urbana: un luogo di lavoro che mette in relazione istituzioni e persone, produce energia, valorizza le risorse e costruisce nuove connessioni tra mobilità, spazio pubblico e città.

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