Paris Internationale a Filzi25. L’architettura dell’ In-Between

Esiste un momento, spesso trascurato, nella vita degli edifici. Una condizione sospesa in cui ciò che è stato non è più pienamente presente e ciò che sarà non ha ancora preso forma. I cantieri vengono generalmente letti come interruzioni, pause necessarie nella narrazione lineare dell’architettura. Eppure è proprio in questo spazio intermedio che emergono nuove possibilità.

A Filzi25, questo momento diventa il progetto stesso.

L’Architettura. Cronache e storia, n. 75, 1962

Situato tra la Stazione Centrale e l’inconfondibile silhouette della Torre Pirelli, l’ex Palazzo Galbani rappresenta un significativo esempio di architettura milanese di metà Novecento. Progettato tra il 1956 e il 1959 da Eugenio ed Ermenegildo Soncini con Giuseppe Pestalozza, e ingegnerizzato da Pier Luigi Nervi, l’edificio riflette una stagione in cui innovazione strutturale e chiarezza architettonica erano inscindibili. I suoi solai prefabbricati in calcestruzzo, che consentono una pianta libera da pilastri, segnano un momento chiave nella ricerca architettonica e tecnologica del dopoguerra.

Inserito nel Central Business District milanese lungo l’asse che connette Pirelli e Gioia, l’edificio è oggi oggetto di un intervento di restauro e riqualificazione progettato da Park e promosso da Domo Media, la cui visione sostiene un’idea più ampia di trasformazione, in cui l’edificio può già agire come piattaforma aperta pur essendo ancora in divenire.

L’intervento di Park prende avvio proprio da questa condizione. Piuttosto che imporre una nuova identità, il progetto opera attraverso un processo di riconoscimento. Il riuso adattivo non è semplicemente una strategia di conservazione, ma un modo di pensare: richiede di leggere l’esistente, comprenderne le qualità latenti e proiettarle nel futuro senza cancellarle. Da oltre vent’anni, questo approccio guida il lavoro di Park. Attraverso progetti e scale differenti, lo studio ha costantemente considerato l’ambiente costruito come una risorsa, anziché come una tabula rasa. Materiali, strutture e logiche spaziali non sono ostacoli da superare, ma elementi da reinterpretare, estendere e riattivare.

All’interno di questo quadro, la fase di cantiere assume un significato diverso. Non è più una condizione chiusa, ma un campo attivo di sperimentazione. Da questa prospettiva emerge il concetto di meanwhile use: un modo di abitare la transizione, aprire gli spazi prima del loro completamento e testare nuove forme di interazione tra architettura e città.

L’arrivo di Paris Internationale a Filzi25 si inserisce in questa visione. Per la sua prima edizione italiana, la fiera entra in un edificio ancora in trasformazione non come ospite temporaneo, ma come catalizzatore. L’incompiuto diventa operativo. La matericità grezza dello spazio ridefinisce l’esperienza dell’arte, dissolvendo i confini convenzionali tra esposizione, contesto e processo. L’edificio non si limita a ospitare le opere: partecipa alla loro percezione. Superfici, profondità e ritmi strutturali entrano nel linguaggio espositivo, mentre i visitatori attraversano uno spazio stratificato nel tempo, in cui passato e futuro coesistono in una tensione produttiva.

La fiera si estende inoltre oltre il formato espositivo. Il Meanwhile Café, un progetto di Park, attiva il piano terra di Filzi25 per la durata di Paris Internationale, trasformandolo in un luogo di incontro in cui materiali provenienti da installazioni precedenti vengono riassemblati in nuove configurazioni. La logica del riuso non è astratta ma tangibile: gli oggetti portano con sé tracce di altri contesti e durate, riattivate in un nuovo ciclo di utilizzo. Questa esplorazione prosegue in parallelo con il Meanwhile Club, presentato da Park durante la Milano Design Week nella sede dello studio, estendendo la stessa ricerca in un diverso contesto urbano e formato.

Ciò che emerge non è un’immagine compiuta, ma un processo. Una condizione in cui architettura, arte e città si sovrappongono, generando un campo condiviso di sperimentazione. Filzi25 diventa così più di un progetto in costruzione: una piattaforma attraverso cui interrogare il ciclo di vita degli edifici, la temporalità degli spazi e la responsabilità implicita nel progetto. In un momento storico in cui l’industria delle costruzioni rimane tra le principali consumatrici di risorse, lavorare con ciò che già esiste non è più un’opzione, ma una necessità. Costruire oggi significa anche continuare.

Foto di Nicola Colella