Reidentificare l’abitare pubblico
Una proposta concreta per la rigenerazione industrializzata dell'edilizia ERP
Venticinque anni di lavoro sull'esistente ci hanno insegnato che i manufatti che resistono al tempo resistono perché qualcuno ha avuto il coraggio di reinterpretarli. L'adaptive reuse richiede di capire profondamente ciò che c'è prima di immaginare ciò che potrebbe esserci. Richiede, soprattutto, di avere una posizione. La nostra converge in una convinzione: la rigenerazione del patrimonio edilizio pubblico costruito nel secondo dopoguerra è oggi la questione architettonica più urgente e più sottovalutata del paese.
Questi edifici sono in uno stato di degrado energetico, strutturale e sociale che non ammette ulteriori rinvii. E sono abitati. Intervenire su di essi è una responsabilità civile prima ancora che una sfida tecnica.
Questo progetto si inserisce in un percorso che abbiamo avviato qualche anno fa, quando Park ha partecipato alla prima fase di Energiesprong Milano lavorando sul complesso ERP di via Sant'Erlembaldo, nel quartiere Gorla. In quel contesto abbiamo sviluppato strategie progettuali, tutte fondate su un principio comune: la prefabbricazione come strumento capace di generare forme, variazioni e relazioni. Quella riflessione ci ha preparato ad affrontare una sfida più concreta e più ambiziosa.
È con questa consapevolezza che abbiamo aderito alla Call for Solutions Next Gen ERP lanciata da EDERA, soggetto che coordina Energiesprong Milano finanziato da Fondazione Cariplo, e che lavora per tradurre una cultura industriale della rigenerazione edilizia in pratica diffusa, portandola dentro istituzioni, bandi e politiche di incentivo. È un lavoro di pressione culturale, nel senso più nobile del termine.
Il sito prescelto è il complesso di Viale Omero 15, nel quartiere Corvetto di Milano. Sei stecche di edilizia IACP degli anni Cinquanta, tutte uguali, orientate est-ovest, di proprietà del Comune. Un luogo ordinario, nel senso più preciso e più utile del termine: un campione rappresentativo di ciò che esiste in quantità enorme in tutta Italia e che attende ancora un modello credibile di rigenerazione sistematica.
La struttura della Call prevedeva un confronto diretto tra due approcci. Il primo, convenzionalmente definito BAU, business as usual, utilizza tecnologie consolidate: rinforzo strutturale con sistema fibrato in fibre di PBO sull'involucro esistente, cappotto isolante, sostituzione dei serramenti, nuova struttura a ballatoio in carpenteria metallica per garantire l'accessibilità. Il secondo, detto ES, Energiesprong, costruisce sulla prefabbricazione industrializzata: pannelli in calcestruzzo prodotti offsite, che rivestono l'intero edificio svolgendo simultaneamente le funzioni di isolamento termico, consolidamento sismico e ridefinizione architettonica della facciata.
L'obiettivo non era decretare una soluzione vincente, ma documentare con rigore le differenze di costo, di tempo, di impatto sugli abitanti e di qualità del risultato, per alimentare una conversazione fondata su dati.
I numeri che abbiamo ricavato da questo lavoro parlano con chiarezza. Il sistema ES costa il 32% in meno del BAU a parità di prestazioni, e il cantiere si conclude in circa il 43% del tempo in meno. Ma la riduzione che riteniamo più significativa, raramente considerata nelle analisi comparative di settore, riguarda il disagio per chi vive negli edifici durante i lavori: poiché la produzione dei pannelli avviene in fabbrica in parallelo alle prime fasi in sito, il tempo di perturbazione della vita quotidiana scende del 72% rispetto all'approccio tradizionale. Per chi abita quegli appartamenti, questo è forse il risultato più concreto dell'intero progetto. A questo si aggiunge un dato che il dibattito architettonico tende a trascurare: la prefabbricazione industrializzata riduce significativamente i rischi per i lavoratori in cantiere, spostando in ambiente controllato operazioni che altrimenti avverrebbero in quota su ponteggio. La sostenibilità di un progetto si misura anche in questo.
Il lavoro che abbiamo sviluppato insieme alla nostra cordata, che riunisce Massetti Engineering e l'ingegner Enzo Cattarina per la struttura, Camuna Prefabbricati per la prefabbricazione, Innova per gli impianti, Rockwool per l'isolamento, Delta Dore per la domotica, DAW per le finiture e Wood Beton come general contractor, trova la propria identità più precisa nel punto in cui la tecnica incontra l'architettura.
L’approccio alla trasformazione del complesso ha messo al primo posto il miglioramento di inclusività ed accessibilità, rendendo possibile un utilizzo contemporaneo e condiviso degli spazi attraverso l’inserimento di due nuovi vani ascensori ed un impalcatura esterna di connessione a tutti i piani.
Questi nuovi ballatoiI nuovi (togliere nuovi se lo diciamo degli ascensori) ballatoi, necessari per i flussi tra vani ascensori e accessi agli appartamenti, diventano spazi esterni condivisi affacciati sul quartiere. Luoghi di sosta, di incontro, di prossimità. Una tipologia distributiva che Milano conosce bene e che ha dimostrato nel tempo la propria capacità di generare coesione sociale là dove lo spazio fisico la rende possibile. Restituire a questi edifici dei terrazzi che nello stato di fatto non esistevano significa ampliare la qualità dell'abitare in modo concreto, aggiungendo una dimensione che gli inquilini non avevano mai avuto.
I pannelli di facciata, differenziati cromaticamente da un edificio all'altro, sottraggono il complesso alla serialità anonima del suo stato attuale. Ogni stecca acquista un'identità riconoscibile, ogni comunità un riferimento visivo proprio. È un lavoro sulla percezione come condizione dell'abitare, nella convinzione maturata in anni di ricerca sull'adaptive reuse che la dignità dello spazio e la qualità della vita siano grandezze inseparabili.
Sul piano impiantistico, la scelta del sistema Water Loop Heat Pump rispecchia la stessa logica che guida l'intero progetto: minima invasività, massima resa. L'intervento tocca i due estremi della filiera, la centrale termica e i terminali negli appartamenti, lasciando invariate le tubazioni esistenti. Si eliminano le caldaie a gas, si introduce il raffrescamento estivo oggi completamente assente, si aggiunge un campo fotovoltaico in copertura. Il risultato è una riduzione del 71% dei consumi energetici operativi rispetto allo stato di fatto, ottenuta senza svuotare gli appartamenti, senza costringere nessuno a trasferirsi, senza mesi di lavori interni.
Ciò che questo progetto ci restituisce, al di là dei risultati specifici, è una conferma metodologica cercata in un contesto reale e impegnativo. Qualità architettonica e sostenibilità economica si alimentano a vicenda quando il processo è corretto, quando la filiera è integrata, quando la prefabbricazione viene governata da una visione. L'edilizia residenziale pubblica è uno dei campi in cui l'architettura può produrre valore reale e duraturo: per le persone, per le città, per la qualità del dibattito culturale del settore.
Viz by Park