La città contemporanea: tra spazi per la comunità e rigenerazione

La città di oggi ci chiede di progettare in modo più attento e più sfumato. Cambiano i modi di abitare e di muoversi, cambiano i tempi della trasformazione, cresce la domanda di spazi aperti capaci di offrire qualità e possibilità di incontro. E, insieme, il contesto ambientale diventa più variabile: gli eventi climatici incidono sempre di più su come funzionano strade, piazze, parchi e suoli.

In questo scenario, l’urban e landscape design non sono un contorno della trasformazione: rappresentano un’infrastruttura culturale e ambientale. Sono il luogo in cui si costruiscono benessere quotidiano e identità collettiva - attraverso soluzioni che sono insieme civiche, spaziali e tecniche

Per noi, questa trasformazione coincide con un tema più ampio: rigenerare non significa aggiungere, ma rimettere in circolo ciò che già esiste. Lavoriamo spesso in contesti dove l’eredità costruita e gli spazi aperti sono parti di un unico organismo: aree dismesse, vuoti interstiziali, margini infrastrutturali, complessi da rifunzionalizzare. Qui, l’urban design dialoga naturalmente con l’adaptive reuse: il progetto diventa una pratica di continuità, capace di valorizzare le strutture esistenti, ridurre l’impatto e riattivare economie e usi. E quando i tempi della trasformazione si allungano, introduciamo logiche di meanwhile uses: usi temporanei, reversibili e leggeri che attivano da subito lo spazio pubblico, testano scenari, costruiscono consenso e riducono il rischio—prima ancora che l’intervento sia “finito”.

Negli ultimi anni abbiamo consolidato un percorso che ci porta, con convinzione, dentro la geografia delle pratiche più interessanti dell’urbanistica e del paesaggio contemporaneo. Un’evoluzione fatta di progetti, competenze interne, metodi e ricerca applicata: una capacità sempre più solida di lavorare sullo spazio aperto come campo tecnico, sociale ed ecologico allo stesso tempo.

Il nostro punto di partenza è una triade semplice, che guida ogni scelta:

People

Progettare spazio pubblico significa prendersi cura della vita quotidiana. Lavoriamo su comfort climatico, accessibilità reale, sicurezza percepita, continuità tra interno ed esterno, possibilità di sosta e incontro. Disegniamo luoghi che funzionano per usi diversi e per corpi diversi, senza gerarchie: spazi che non chiedono “permesso” per essere vissuti, ma invitano all’appropriazione e alla coesistenza.

Places

Ogni contesto è un archivio vivo di tracce: morfologie, memorie, geografie invisibili, cicli stagionali, economie e desideri. Per questo evitiamo i format replicabili. Leggiamo il suolo, la topografia, le reti della mobilità, l’eredità costruita e le ecologie spontanee come materiali di progetto. Non cerchiamo la replica, ma la reinterpretazione: una risposta precisa, capace di essere riconoscibile perché nasce da quel luogo—e solo da quello. In questa prospettiva, la rigenerazione urbana diventa anche un lavoro di sequenza: fasi, soglie, intensità d’uso, temporaneità e trasformazioni progressive, affinché lo spazio rimanga abitabile e significativo lungo tutto il processo.

Planet

Sostenibilità, per noi, non è una lista di riduzioni: è una pratica di cura che lavora con i sistemi viventi. Qui si innestano due territori di competenza che oggi consideriamo centrali e non negoziabili: soil regeneration e water resilience.

Soil regeneration: progettare dal basso

Il suolo raramente è protagonista nei disegni. Eppure è una delle infrastrutture più complesse che abbiamo: trattiene acqua e carbonio, ospita biodiversità, registra le trasformazioni industriali e climatiche, influenza direttamente la salute di un luogo. Quando il suolo è degradato o contaminato, non è “solo” un problema tecnico: è un tema sociale, ecologico e culturale.

Per questo stiamo costruendo una ricerca dedicata al suolo come materia di progetto: non come sfondo neutro, ma come partner attivo. Significa affrontare la rigenerazione anche dove sembra impossibile—su aree compromesse, interstizi urbani, terreni segnati da dismissioni e abbandoni—riconoscendo la capacità del vivente di autoripararsi, se sostenuto. Lavoriamo su processi di rinaturalizzazione, depavimentazione, incremento di permeabilità, biodiversità e fertilità nel tempo. È un cambio di prospettiva: la qualità dello spazio pubblico non si misura solo in superficie, ma anche in profondità.

Water resilience: da emergenza a sistema

L’acqua in città oggi oscilla tra opposti: troppa, troppo poca, spesso inquinata, spesso gestita male. Tradurre questa complessità in progetto significa passare da un’idea “difensiva” (proteggersi dall’evento) a un’idea sistemica: trattenere, infiltrare, rallentare, riusare, rendere visibili i cicli.

La nostra ricerca sulla water resilience mette a fuoco strategie progettuali applicabili su scala urbana e territoriale: sponge landscapes, suoli drenanti, rain gardens e bioswales, spazi allagabili che restano civici anche quando diventano infrastruttura, micro-bacini e sistemi di laminazione integrati nel disegno, recupero e riuso delle acque, connessioni blu-verdi che rafforzano microclimi e biodiversità. Non ci interessa la soluzione “iconica”: ci interessa la soluzione che funziona, si mantiene, si governa e migliora nel tempo.

Un metodo che unisce ricerca e progetto

Questa maturità nasce anche dal dialogo costante con Plus e con i nostri strumenti di ricerca: analisi ambientali, prototipazione, sperimentazione, costruzione di metriche e lessici comuni. La ricerca, per noi, non è un capitolo separato: è una lente che rende il progetto più preciso, più leggibile e più responsabile. È qui che si colloca la nostra ambizione nell’urban e landscape design: portare la cura del dettaglio architettonico nello spazio aperto, e allo stesso tempo portare la logica dei sistemi viventi dentro le scelte compositive. Una pratica che potremmo chiamare urban mending: ricucire relazioni tra persone, luoghi e pianeta, lavorando su suolo e acqua come materiali fondativi—non come vincoli da nascondere. Oggi ci sentiamo pronti a dichiararlo con chiarezza: lo spazio aperto è uno dei nostri campi di progetto più fertili. E lo affrontiamo con un approccio che tiene insieme immaginario e performance, bellezza e responsabilità, vita quotidiana e cicli ecologici.

Foto di Nicola Colella